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I debiti tributari spaventano famiglie e imprese italiane, ma come si può sapere quanto bisogna pagare? Ecco come si controlla l’esatto importo e le modalità di pagamento (scopri le ultime notizie su bonus, Rdc e assegno unico, su Invalidità e Legge 104, sui mutui, sul fisco, sulle offerte di lavoro e i concorsi attivi. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Come si calcolano i debiti tributari?

Cominciamo con un aspetto che sicuramente interessa soprattutto alle imprese, cioè il calcolo dell’indice di indebitamento previdenziale tributario, che considera sia i debiti tributari sia i debiti previdenziali. Esso può essere utile per capire se l’impresa è in una situazione di difficoltà oppure i debiti sono sotto controllo.

L’indice di indebitamento previdenziale si calcola mettendo a numeratore la somma dei debiti (debiti previdenziali + debiti tributari) e a numeratore il totale dell’attivo di bilancio. Dato che è un indice, questa frazione va poi moltiplicata per 100.

In genere, il dato dell’attivo di bilancio si considera al netto dei fondi rettificativi.

Quando si parla di privati, non è necessario fare tutto questo calcolo ma piuttosto fa fede il dato che si può riscontrare nella propria area personale dell’Agenzia delle Entrate. Si può infatti effettuare l’accesso con Spid o CIE e verificare la propria situazione, considerando tasse e tributi da pagare, ma anche eventuali interessi di mora per pagamenti in ritardo o arretrati.

Particolarmente importante fare questo passaggio periodicamente per i liberi professionisti, più esposti a debiti e situazioni in sospeso con il Fisco. Controllare periodicamente è un ottimo modo anche per non dimenticare scadenze e non trovarsi così ad avere debiti.

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Cosa sono i debiti tributari?

I debiti fiscali rappresentano gli importi che aziende e professionisti autonomi devono allo stato, derivanti dalle tasse associate al reddito annuo delle aziende. Queste tasse sono pagate da tutti i cittadini italiani che lavorano o esercitano un’attività, incluso il personale dipendente che le versa attraverso il proprio datore di lavoro.

Nel contesto dei debiti fiscali, l’attenzione è principalmente rivolta alle imprese e ai lavoratori autonomi. Essi comprendono tutte le somme dovute come tasse o imposte sia all’ente statale che agli enti locali (come Regioni, Province e Comuni) con termini di pagamento scaduti. Questi debiti fiscali possono essere associati a diverse categorie di imposte, tra cui:

  • IVA: Imposta sul Valore Aggiunto;
  • IRPEF: Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche;
  • IRES: Imposta sul Reddito delle Società;
  • IRAP: Imposta Regionale sulle Attività Produttive;
  • Imposte sostitutive;
  • Ritenute su redditi da lavoro dipendente o autonomo;
  • Ritenute su redditi di capitale.

Oltre a questi, i debiti fiscali possono riguardare anche controversie o accertamenti fiscali e altre categorie di tributi non elencate qui. Le aziende devono effettuare i pagamenti dovuti entro i termini stabiliti per evitare possibili sanzioni pecuniarie.

Debiti tributari: come verificarli ufficialmente

Una volta identificato che i debiti fiscali si riferiscono a imposte e tasse non saldate, è possibile per cittadini, imprese e società conoscere questi debiti? La risposta è sì, poiché è fattibile richiedere all’Agenzia delle Entrate un certificato delle passività fiscali, che fornisce dettagli sui debiti non liquidati.

Ogni contribuente può quindi esaminare i propri debiti fiscali, e anche professionisti autonomi e aziende possono controllare le somme ancora dovute, anche se hanno ricevuto notifiche di pagamento o cartelle esattoriali.

Recentemente, l’Agenzia delle Entrate ha introdotto diversi strumenti online sulla sua piattaforma ufficiale per fornire informazioni dettagliate ai cittadini riguardo il rapporto con il fisco. Tra queste, è possibile individuare i propri debiti fiscali, scoprire la natura dell’atto, l’anno di riferimento, la data di notifica e le opzioni di rateizzazione disponibili per i debiti.

Il sistema fiscale offre diverse opzioni per facilitare il pagamento dei debiti, inclusa la possibilità di rateizzare le somme dovute secondo regole specifiche.

È anche possibile richiedere all’Agenzia delle Entrate il Certificato unico debiti fiscali per verificare l’esistenza di debiti fiscali derivanti da atti, contestazioni in corso o già concluse senza pagamento. Questo certificato è valido solo per le procedure definite dal decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza), la cui applicazione è stata posticipata al 1° settembre 2021.

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Come si calcolano i debiti tributari. In foto: omino che regge i debiti.

FAQ: domande frequenti sui debiti tributari e fiscali

Quando scatta il pignoramento per debiti fiscali?

Il pignoramento per debiti fiscali si attiva dopo un processo che inizia con la segnalazione dell’inadempimento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Nonostante non vi sia una tempistica fissa, la legge prevede specifici lassi di tempo prima che si possa procedere con l’azione esecutiva. Importante è notare che, prima di giungere al pignoramento, il contribuente può ricevere vari solleciti e l’intero processo può estendersi per un periodo considerevole, talvolta anche anni, a seconda delle circostanze specifiche e delle procedure adottate.

Quanto tempo dopo l’avviso di accertamento arriva il pignoramento?

Dopo l’emissione di un avviso di accertamento esecutivo, il contribuente ha 60 giorni di tempo per effettuare il pagamento o presentare un ricorso. Qualora queste azioni non vengano intraprese, segue un periodo di circa 6 mesi (180 giorni) dopo il quale l’Agenzia Entrate Riscossione può iniziare a identificare i beni su cui procedere con il pignoramento. Considerando questi intervalli e possibili ulteriori dilazioni, il pignoramento può avvenire non prima di un anno dall’avviso di accertamento, a volte anche più tempo.

Quali sono le due procedure di pignoramento dell’Agenzia delle Entrate?

Le due procedure principali di pignoramento adottate dall’Agenzia delle Entrate sono:

  1. La procedura che segue l’emissione di una cartella esattoriale, utilizzata in caso di mancato pagamento di debiti fiscali.
  2. La procedura che si avvia in seguito all’emissione di un avviso di accertamento esecutivo, ormai l’approccio più frequente, applicabile anche in presenza di tributi minori.

Cosa accade dopo i 60 giorni dall’avviso di accertamento esecutivo?

Se nei 60 giorni successivi all’emissione dell’avviso di accertamento esecutivo non avviene il pagamento o non viene presentato un ricorso, l’accertamento diventa esecutivo. Ciò significa che il contribuente perde la possibilità di contestare il debito. Dopo 30 giorni dalla scadenza di questo termine, inizia il conteggio di un periodo di sospensione di 180 giorni, dopodiché l’Agenzia Entrate Riscossione può procedere con il pignoramento dei beni.

Quanto tempo si ha per pagare o rateizzare dopo una cartella esattoriale?

Ricevuta una cartella esattoriale, il contribuente dispone di 60 giorni per saldare il debito o per richiedere una dilazione del pagamento (rateizzazione). Scaduto questo termine senza che il debito sia stato regolato o non sia stata accordata una dilazione, l’agenzia può procedere con il pignoramento dei beni del contribuente.

Qual è il termine di prescrizione per le imposte sui redditi e l’IVA?

I termini di prescrizione per le imposte sui redditi (Irpef, Ires, Irap) e per l’IVA sono entrambi di 10 anni. Questo significa che, decorsi 10 anni dall’ultimo sollecito di pagamento senza che l’agenzia abbia intrapreso azioni di recupero, il debito si estingue e non può più essere oggetto di pignoramento o altre azioni esecutive.

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