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Confindustria Romagna ha stilato un documento con quelle che ritiene priorità ed esigenze dell’industria del territorio da sottoporre ai candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative che si terranno anche in Romagna a giugno. Confindustria, scrivono in una nota, “si sente impegnata al confronto e alla collaborazione con i candidati sindaco e quindi con l’amministrazione comunale eletta, per un migliore futuro della comunità romagnola, assolvendo con ciò al suo ruolo civico e mettendo a disposizione le proprie idee e competenze. Il rapporto tra le amministrazioni pubbliche locali e le associazioni di categoria, in un mondo sempre più complesso, va rafforzato intensificando il coinvolgimento della rappresentanza delle imprese, come interlocutore privilegiato, non solo nella fase comunicativa delle decisioni assunte ma soprattutto in una partecipazione preventiva e più ampia nel momento delle scelte ed indirizzi amministrativi”.

Quadro generale

Il territorio romagnolo, si legge nell’analisi di Confindustria, è caratterizzato da una vocazione imprenditoriale di alto livello: la sua storia e i suoi numeri rappresentano un tessuto economico trainato da piccole e medie aziende dinamiche che lo rendono attrattivo, come dimostra la rappresentanza di player internazionali in alcuni settori di eccellenza – ad esempio i comparti chimico, energetico, logistico, agroalimentare, nautico, tessile e calzaturiero, turistico-congressuale e wellness. Il 2023 era iniziato brillantemente e poi è stato stravolto a maggio dall’alluvione: il 2022 aveva chiuso con un PIL al +3,7%, per il 2023 concluso il nostro Centro studi si aspetta un +0,7%. La crescita nel 2024 è prevista al +0,5%, quando a marzo scorso la stimata oltre il doppio, +1,2%. Anche gli investimenti sono attesi in frenata: -0,1% la stima del CSC, in forte ridimensionamento (crescevano del 9,7% nel 2022 e invece saranno fermi nel 2024) per effetto soprattutto di una perdurante intonazione restrittiva della politica monetaria e del minor ammontare di investimenti realizzati con il PNRR rispetto a quanto programmato nel DEF di aprile 2023.

“In Romagna le imprese colpite dall’alluvione hanno ripristinato in tempo record l’indispensabile per proseguire l’attività e non perdere quote di mercato, ma come abbiamo detto più volte questo non significa che le difficoltà siano state risolte o i problemi cancellati. Ci auguriamo che l’arrivo dei ristori possa portare un po’ di sollievo a tutte le persone colpite e alle nostre aziende che fino ad oggi si sono rialzate da sole, con coraggio e determinazione, senza piangersi addosso. Ribadiamo che la via maestra nella protezione del territorio è la prevenzione, senza farsi tentare da blocchi o restrizioni che comprometterebbero fatalmente la ripresa e la crescita di tutto il tessuto. Intervenire sulla legge urbanistica regionale comporterebbe un severo rallentamento dell’economia, inficiando quell’attrattività che viceversa va perseguita e incoraggiata. Le attività produttive hanno inoltre affrontato e stanno tuttora affrontando con piglio saldo un periodo non semplice, con variabili imprevedibili (il covid, i conflitti e l’instabilità geopolitica) che hanno reso ancora più complicato un momento di cambiamenti profondi e rapidissimi. Anche qui, per sintesi, si citano i principali: transizione digitale e transizione energetica. Che sono – come tutti i “passaggi” – momenti di transizione prima di tutto culturale. In questo solco si inserisce la nostra riflessione su Città Romagna: un’idea di unica città metropolitana che rafforzi tutta la regione, valorizzando le specificità e lo sviluppo armonico di un territorio con potenzialità imprenditoriali, sociali e culturali per competere alla pari con le zone più avanzate d’Europa. È la Romagna il perimetro naturale e logico della nostra attività e di ogni nostra prospettiva per rafforzare il territorio, sotto ogni punto di vista – infrastrutturale, idrogeologico, culturale e identitario – rafforzando così l’intera Regione. Conviviamo già con alcune storture che rendono difficoltoso confrontarsi e dialogare per lo sviluppo armonico della comunità – ad esempio due divise Camere di Commercio, per quanto collaborative – mentre vediamo che altre associazioni e organizzazioni stanno intraprendendo un percorso di fusione e chi lo ha fatto da tempo oggi ne raccoglie i frutti, ha una conoscenza più completa del territorio, dei suoi attori e delle sue diverse dinamiche, parla con una voce sola e con un’identità meglio definita”.

La Romagna delle infrastrutture

“Il primo intervento concreto di questo progetto, che da suggestione si è trasformato in proposta operativa ormai tre anni fa, ha riguardato proprio le infrastrutture e le connessioni, con un contributo sull’alta velocità. Perché un territorio che vuole confrontarsi e competere con il resto del mondo, dal punto di vista industriale, turistico e culturale, deve essere facilmente accessibile: da questo punto di vista la sua dotazione infrastrutturale è fattore di competitività imprescindibile. Dobbiamo potere contare su collegamenti più rapidi per merci e persone, e al passo con un mondo che si muove veloce, nella convinzione che le connessioni siano la priorità delle priorità e non conoscano confini amministrativi o geografici: una volta arrivate in Romagna, professionisti, studenti, turisti, container, devono essere in grado di proseguire speditamente il proprio percorso”.

Per Confindustria “vanno dunque completati al più presto tutti i tasselli di questo mosaico che al momento è ancora molto frammentato: secondo lo studio che abbiamo commissionato alla fondazione ITL – istituto trasporti e logistica, le carenze del sistema ferroviario spiegano in parte perché si continui ad utilizzare il trasporto su gomma in modo preponderante per accedere alle province romagnole, dove pure restano da risolvere questioni annose come l’E45, per citarne una su tutte. A questo proposito, è indispensabile la prosecuzione della E45/E55 almeno fino a Ferrara: l’allargamento delle corsie nel tratto ravennate, attualmente in corso, è apprezzabile ma non sufficiente. Analogamente, occorre allungare il tratto a due corsie della Statale 16 Adriatica, che oggi finisce prima di Cesenatico, fino a Ravenna. Priorità ed esigenze dell’industria del territorio di Ravenna Noi immaginiamo la Romagna come una grande area di un milione di abitanti, in cui spostarsi da una città all’altra diventa come muoversi da un quartiere all’altro: in questa visione, il sogno è l’alta velocità in una posizione baricentrica. Più nell’immediato, occorre accelerare sul potenziamento ferroviario sia con il raddoppio della linea tra Ravenna a Castel Bolognese, sia da Ravenna a Rimini: riteniamo fondamentale un corridoio adriatico fino a Bari, che incroci in Romagna l’alta velocità per Milano e il tutto il nord Italia, in modo baricentrico tra fiere, aeroporti e porto di Ravenna. I due aeroporti possono trovare una propria dimensione e giocare un ruolo importante grazie ad un profilo di elevata specializzazione, ognuno per le rispettive vocazioni. Il Porto di Ravenna è invece al centro di un importante e atteso ampliamento, che si interseca con opere di rilevanza strategica nazionale come il rigassificatore, e con tutto il tema dell’energia: in particolare, torniamo a ribadire che occorre concentrarsi di più e meglio sulle rinnovabili”.

La Romagna del sapere

Le aziende cercano personale qualificato, ma hanno difficoltà a trovarlo. “Serve partire dalla base e ridurre il gap fra scuole e imprese – scrivono da Confindustria – È importante continuare a sostenere il progetto universitario dei multicampus romagnoli, ampliare ai massimi livelli la collaborazione con l’ateneo, sviluppare ulteriormente gli Istituti Tecnici Superiori e le business school. L’alternanza scuola-lavoro deve evolversi nell’integrazione scuola-lavoro, per formare profili e competenze che rispondano ai rapidissimi mutamenti dei mercati e alle nuove esigenze aziendali. L’insediamento universitario va sostenuto; va favorita la partecipazione di docenti di profilo elevato per ulteriormente qualificare l’offerta formativa; vanno ampliati i servizi per gli studenti e per i docenti. Occorre rafforzare il rapporto tra Università e mondo del lavoro, che ha dato i primi, positivi frutti con l’attivazione di nuovi corsi di laurea, per cogliere le necessità e le specificità del territorio e sfruttare la ricerca scientifica dell’Università come motore di sviluppo economico”.

La Romagna attrattiva

“Per garantire prosperità economica, crescita sostenibile e generazione di valore nel lungo termine, è fondamentale creare una forte sinergia tra fattori umani, produttivi ed istituzionali, tra territorio e reti globali, attraendo persone di talento e investimenti produttivi. Nel primo caso, va definito un piano di attrattività che metta a valore la qualità della vita offerta in Romagna, opportunità unica per promuovere il territorio non solo come destinazione turistica ma come luogo ideale per vivere, lavorare e prosperare: quel lifestyle basato su un mix di elementi che rendono desiderabile la vita in Romagna trasformandosi in fattore competitivo. Nel secondo caso, occorre concentrarsi su semplificazione burocratica, promozione dei cluster industriali, attrazione di investimenti stranieri, incentivi finanziari e agevolazioni fiscali”.

“L’industria della provincia di Ravenna è storicamente differenziata in macroaree produttive, ognuna con una propria vocazione: in città il polo della logistica che gravita attorno allo scalo portuale, dove si sono sviluppate e affermate anche le eccellenze del distretto chimico ed energetico, nella Bassa Romagna e nella Romagna faentina l’agroindustria e la meccanica, a Cervia il comparto turistico. A livello territoriale, anche alla luce di queste specificità e della vastità della provincia, si osserva in alcune zone un confronto più fluido e costante tra Associazioni e Istituzioni, mentre in altre aree il coordinamento è più sporadico. Uniformando e stringendo questo raccordo in tutta la provincia, le situazioni di crisi si potrebbero affrontare in modo preventivo e più efficace, prima di raggiungere punti di difficile gestione”.

Lugo e la Bassa Romagna

Alcuni temi rilevanti riguardano il territorio della Bassa Romagna con particolare riferimento al settore industriale: “Per quanto riguarda valorizzazione e sviluppo delle filiere in particolare agroindustria, gomma plastica, imballaggi e della metalmeccanica: è essenziale assicurare lo sviluppo delle aree produttive e relativi insediamenti in particolare valorizzando le filiere dell’agroindustria, gomma plastica, imballaggi e della metalmeccanica caratterizzate anche da realtà industriali operanti a livello internazionale che rappresentano un volano di promozione del territorio e contribuiscono a mantenere l’occupazione e il benessere della nostra comunità. Creare le condizioni più favorevoli, in un’ottica di sviluppo sostenibile, per supportare le imprese già operative e per stimolare l’arrivo di nuove attività, supportando le aziende che intendono insediarsi anche mediante pacchetti integrati di agevolazioni e finanziamento di nuovi investimenti, è una priorità che deve ispirare non solo gli strumenti di pianificazione territoriale che dovranno essere adottati prossimamente, ma per tutta l’attività di gestione delle amministrazioni locali”.

Capitolo Tari: “Il costo del servizio rappresenta un tema particolarmente sensibile ed impattante sul bilancio aziendale. A fronte di una maggiore richiesta di impegno nella gestione dei rifiuti urbani (movimentazione cassonetti, periodicità di raccolta e puntuale differenziazione del materiale conferito) da parte dei Comuni, si è visto però un andamento di continua crescita del costo della Tari. Nel 2023 le tariffe nei Comuni della Bassa Romagna sono aumentate tra il 4 e il 7%. Aumenti fin troppo importanti, tenendo conto del fatto che i rifiuti prodotti dalle aziende sono quasi la totalità rifiuti speciali e che vengono conferiti in maniera autonoma (a proprie spese) presso aziende specializzate, senza gravare sul servizio pubblico. Sarebbe importante tener conto di questi fattori nelle future realizzazioni delle tariffe annuali, avendo il coraggio di effettuare scelte importanti e premianti. Preoccupazione si manifesta per il passaggio a TCP (tariffa corrispettiva puntuale), auspicando che con il passaggio al nuovo regime ci sia effettivamente una riduzione del costo per le aziende più virtuose. Si evidenzia la difficoltà di rapportarsi in maniera univoca con i vari Regolamenti comunali che, se pur simili nello scheletro generale, presentano sensibili differenze. Sarebbe opportuno un regolamento unico per l’intero territorio, con particolare riferimento alle date delle scadenze che incomprensibilmente differiscono da comune a comune. Le procedure per le richieste di variazione e di rimborso si sono burocraticamente appesantite, con un inspiegabile eccesso di documentazione da presentare: si chiede uno snellimento di tali procedure, riducendo i tempi per la presentazione della documentazione”.

Il documento cita poi digitalizzazione e sburocratizzazione dell’attività della pubblica amministrazione: “Di pari passo alle imprese che stanno aggiornando i propri processi attraverso la realizzazione di una transizione digitale, anche la pubblica amministrazione deve continuare a investire sulla digitalizzazione della propria attività, utilizzando le più avanzate tecnologie innovative per rendere più efficace e semplificato il rapporto con i cittadini e con le imprese, in grado di favorire tempestività e velocità di decisione ed atti, fattori imprescindibili di competitività”.

Altro tema quello della rigenerazione urbana, valorizzazione dei centri storici, manutenzione aree produttive: “Va soddisfatto il bisogno di ammodernare le infrastrutture della Bassa Romagna attraverso un insieme di azioni volte al recupero e alla riqualificazione dello spazio urbano, nella prospettiva di rendere le nostre città e i centri storici più attrattivi, sia per i residenti che per i visitatori. È richiesto un nuovo modo di guardare la fisionomia del territorio, più partecipato, per coniugare sviluppo, sostenibilità, tradizione e cultura, sfruttando tutte le opportunità di finanziamento locali, nazionali ed europei. Nel quadro degli investimenti sulla manutenzione del patrimonio è necessario riservare una quota di risorse destinate ad assicurare la pulizia, il decoro e la sicurezza nelle aree produttive”.

Infine, sempre in Bassa Romagna, il rapporto tra amministrazioni pubbliche locali e associazioni di categoria: “Occorre una miglior pianificazione delle attività di confronto tra il Tavolo dell’imprenditoria e le Istituzioni locali, con la consapevolezza che questa sinergia non va interpretata come un ostacolo ma come opportunità di una visione comune, partendo dal presente per costruire un futuro migliore per la Bassa Romagna”.

Faenza e la Romagna Faentina

Nel contesto del Tavolo dell’imprenditoria della Romagna Faentina è attivo e costante il confronto sulla pianificazione territoriale, sull’orientamento professionale e sulla valorizzazione delle filiere produttive a cui l’industria locale è vocata. Per Confindustria, “occorre promuovere la definizione di indirizzi e linee guida nella pianificazione territoriale e nelle politiche di sviluppo finalizzate a perseguire: lo sviluppo del territorio dell’Unione della Romagna Faentina; lo sviluppo delle infrastrutture, per una mobilità efficace delle persone e delle merci; la crescita economica in particolare delle imprese manifatturiere delle filiere consolidate (metalmeccanica, agroalimentare) e delle nuove filiere (materiali avanzati) ed insediamento di nuove imprese; la crescita delle opportunità di lavoro in particolare nei settori strategici della industria manifatturiera; lo sviluppo delle formazioni e delle conoscenze in sinergia con l’università ed i centri di ricerca del territorio; lo sviluppo dei servizi e la digitalizzazione; il sostegno allo sviluppo sostenibile del territorio e delle imprese”.

Tra gli obiettivi e le priorità da inserire, in particolare per quanto riguarda le infrastrutture, si evidenziano “lo sviluppo di connessioni viarie efficienti da autostrada A14 verso Castel Bolognese e da autostrada A14 verso Forlì, conservando l’assetto progettuale viario prospettico intermedio tracciato col vecchio PSC; il rafforzamento delle connessioni ferroviarie veloci per persone e merci, integrando la disponibilità dell’asse ferroviario adriatico e valutando servizi futuri di scalo merci – zona ZLS, connessi efficientemente ai diversi sistemi di mobilità pubblica; facilitare le connessioni viarie persone e merci dalle vallate verso la ferrovia e l’autostrada”.

 

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