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Infortuni sul lavoro “inaccettabili”. Sindacati come interlocutori “insopprimibili”. Un lavoro che “non è merce” e nel quale, nonostante la “soddisfazione” per l’occupazione che cresce, i giovani stanno subendo il danno di un “ascensore sociale che si è inceppato”.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parla dal distretto agro-alimentare del Cosentino e lancia numerosi temi in occasione della Festa del Lavoro. A cominciare da quello “per il quale è necessario un impegno determinato ed efficace”, un problema “prioritario”, dice il presidente della Repubblica: è quello del “contrasto alla piaga degli infortuni sul lavoro”. Non possiamo “accettare lo stillicidio continuo delle morti, provocate da incurie, da imprudenze, da rischi che non si dovevano correre”. E ribadisce: “Mille morti sul lavoro in un anno rappresentano una tragedia inimmaginabile. Ciascuna di esse è inaccettabile”.

Dalla Calabria, Mattarella registrano i dati sull’occupazione che “nel loro insieme” sono di “crescita significativa”. Un “trend positivo” che “riguarda larga parte d’Europa, Italia in testa, e questo è motivo di grande soddisfazione per tutti noi. È una buona notizia che siano aumentati i posti di lavoro, e anche i contratti a tempo indeterminato. Lo è anche la crescita del lavoro femminile”, dice Mattarella. Ma poi aggiunge che “dobbiamo dimenticare le disparità sociali e territoriali che perdurano; gli esclusi; il fenomeno dei lavori precari e sottopagati. Il basso livello retributivo di primo ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, che induce tanti di loro a recarsi all’estero a migliori condizioni”. Quindi il richiamo: “Il lavoro è legato, in maniera indissolubile, alla persona, alla sua dignità, alla sua dimensione sociale, al contributo che ciascuno può e deve dare alla partecipazione alla vita della società. Il lavoro non è una merce“.

Ammonendo sul “danno per tutti” che deriverebbe dalla divisione delle strade tra Nord e Sud. E proprio dal Sud il capo dello Stato mette in guardia dai rischi che l’autonomia differenziata potrebbe provocare nel Paese, aumentando il divario tra Nord e Sud. Infatti dice testualmente: “Una separazione delle strade tra territori del Nord e territori del Meridione recherebbe gravi danni agli uni e agli altri”. Non è la prima volta che Mattarella sottolinea i rischi di uno squilibrio tra il Settentrione e Meridione d’Italia. E infatti oggi è tornato a ribadire che lo sviluppo del Sud è benefico per l’intera comunità nazionale

Un richiamo poi a “vigilare sul caporalato” con lo stop allo sfruttamento dei migranti, Mattarella rivolge il suo pensiero ai giovani: “È ben noto che il lavoro è una delle leve più importanti di progresso, di coesione sociale. Per le famiglie italiane ha costituito il vettore principale del miglioramento sociale nei decenni trascorsi. Con l’istruzione, con la manifattura, con i servizi, ora con le nuove attività basate sul digitale, il lavoro è l’ascensore sociale che rende la nostra una società aperta e libera. Viviamo, da qualche tempo, una stagione in cui questo meccanismo appare inceppato, una stagione in cui le condizioni di partenza determinano distanze non facilmente recuperabili, a scapito dei giovani che provengono da condizioni sociali più deboli“.

Altro riferimento del discorso del presidente, che arriva proprio nei giorni delle polemiche sulle uscite del generale Vannacci sulla disabilità: “Le difficoltà di chi sopporta una disabilità, il peso degli oneri di assistenza che non di rado spingono nel bisogno anche famiglie di chi un lavoro ce l’ha. Gli indicatori positivi della congiuntura devono incoraggiarci a proseguire con intelligenza nel senso di una crescita economica fondata su equità e coesione”.

 

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